03/08/2019

Perché scegliere la nostra scuola

La mia scuola è differente

dalle altre scuole di formazione per:

  • Chiarezza su “cosa è e cosa permette il coaching”. Il coaching non è una branca della psicologia, ma della scienza della comunicazione e il suo processo è la grammatica, la sintassi, ma soprattutto la pragmatica del suo linguaggio. Non vi sono buone relazioni senza una comunicazione efficace e questo vale con gli altri, ma prima di tutto con noi stessi. Siamo in grado di comunicare a noi stessi come funzioniamo, come funziona la realtà intorno a noi? Siamo in grado di dirci cosa vogliamo, perché lo vogliamo, cosa siamo in grado di afferrare e rinunciare pur di averlo?

  • Focus sul canone: poiché non ti prometto la luna, non ho la necessità di confonderti le idee con tecniche e discipline che nulla hanno a che vedere con il coaching. Il mio è un processo che si sviluppa attraverso le fasi della consapevolezza, responsabilità, decisione e azione. Che chiarisce quali sono i punti di forza e di debolezza della persona, quali obiettivi siano effettivamente raggiungibili e quali opzioni si hanno a disposizione per raggiungerli. Per questo, applica un processo proprietario che si attiene al canone tenendo tuttavia conto delle peculiarità della cultura del nostro paese rispetto a quella americana in cui il coaching è nato.

Un Life Coach non promette la luna

Il messaggio, errato e pericoloso, che il mondo del coaching italiano continua a trasmettere al mercato è che chiunque può raggiungere qualsiasi obiettivo a patto che esca dalla sua zona di confort. Un messaggio errato perché le persone sono tutte diverse per complessità del simbolismo, per la biochimica delle emozioni, per le esperienze reali e oniriche, per l’inconfutabile unicità genetica di ogni essere umano. Ed è oltretutto pericoloso perché la persona che tenterà di raggiungere un obiettivo impossibile -in quanto non tiene conto delle sue possibilità in termini di competenze, talenti, stato psicofisico eccetera- darà inevitabilmente la colpa dell’insuccesso a se stessa con il rischio di alimentare la propria insicurezza anziché risolverla o, peggio, di cadere nella dipendenza dal coach.

Oltretutto, è errato anche il concetto per cui fuori dalla zona di confort c’è la felicità. La cosiddetta zona di confort altro non è che l’equilibrio che, sempre e comunque, raggiungiamo anche quando comprendiamo razionalmente che la situazione in cui ci troviamo non ci garantisce la felicità. Subito fuori da ogni equilibrio, anche quello più “al ribasso”, non c’è la felicità immediata bensì una zona di stress. Basti pensare a tutte le questioni pratiche ed emotive che dobbiamo risolvere quando decidiamo di cambiare la situazione in cui ci troviamo in un dato momento della vita. Talvolta vale la pena di allargare la zona di confort piuttosto che abbandonarla.

E che dire del messaggio per cui sarebbe obbligatorio aderire alla cultura dell’accelerazione? Ci vogliono far credere che l’individuo che rallenta –che decelera anziché accelerare o, magari, si ferma del tutto- è fuori luogo rispetto a un mondo (rectius: una cultura) caratterizzata dallo sviluppo maniacale e può essere considerato patologico. Peccato però che, accettando questo principio e applicandolo alla nostra vita, la conseguenza altra non sarà che un sentimento di alienazione generale nei confronti delle attività in cui siamo impegnati e una costante sensazione di non avere abbastanza tempo. Con buona pace dei progetti a lungo termine visto che saremmo continuamente impegnati in quelli a brevissimo termine. Le innovazioni tecnologiche, per esempio, dovrebbero liberare del tempo, ma alla fine accade il contrario se il tempo che abbiamo liberato scrivendo una email dal cellulare piuttosto che un elegante biglietto manoscritto lo impieghiamo in nuovi progetti o per riempire un’agenda già piena anziché fare due passi al sole, un corso di ceramica o discutere di politica.

Scopri la bellezza della diversità

E, comunque, resta il fatto che, come già detto, le persone sono tutte diverse per complessità del simbolismo, per la biochimica delle emozioni, per le esperienze reali e oniriche, per l’inconfutabile unicità genetica di ogni essere umano e ogni generalizzazione nelle discipline di aiuto è estremamente pericolosa.

Scopri la vera essenza del coaching

La conseguenza dell’aver formulato una promessa (puoi raggiungere qualsiasi obiettivo desideri) che non è possibile mantenere per fidelizzare il mercato è che il mondo italiano del coach si è visto costretto a inquinare il canone con influenze delle discipline olistiche, new age, esoteriche, della consulenza aziendale in puro stile anni ’90 o con tecniche “di motivazione” per cui, spesso, in questa confusione si è arrivati addirittura a promettere che, grazie al coaching, le persone possono risolvere i propri problemi o guarire dalle fobie strabordando quindi, illecitamente, nella psicoterapia.

La mia scuola è differente

Sguazzare in questa confusione approfittando della diffusa insicurezza delle persone e della conseguente incertezza nei loro desideri e nel loro futuro oltre a essere contrario all’etica, è un gioco che non garantisce la sopravvivenza di un’attività nel lungo termine (le bugie hanno le gambe corte). Ecco perché la mia scuola si differenzia per:

  • Chiarezza su “cosa è e cosa permette il coaching”. Il coaching non è una branca della psicologia, ma della scienza della comunicazione e il suo processo è la grammatica, la sintassi, ma soprattutto la pragmatica del suo linguaggio. Non vi sono buone relazioni senza una comunicazione efficace e questo vale con gli altri, ma prima di tutto con noi stessi. Siamo in grado di comunicare a noi stessi come funzioniamo, come funziona la realtà intorno a noi? Siamo in grado di dirci cosa vogliamo, perché lo vogliamo, cosa siamo in grado di afferrare e rinunciare pur di averlo?

  • Focus sul canone: poiché non ti prometto la luna, non ho la necessità di confonderti le idee con tecniche e discipline che nulla hanno a che vedere con il coaching. Il mio è un processo che si sviluppa attraverso le fasi della consapevolezza, responsabilità, decisione e azione. Che chiarisce quali sono i punti di forza e di debolezza della persona, quali obiettivi siano effettivamente raggiungibili e quali opzioni si hanno a disposizione per raggiungerli. Per questo, applica un processo proprietario che si attiene al canone tenendo tuttavia conto delle peculiarità della cultura del nostro paese rispetto a quella americana in cui il coaching è nato.